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MASSAGRANDE, SCENE D'UNGHERIA

25 settembre – 1 novembre 2009

SEDE ESPOSITIVA
Villa Manin di Passariano,
Esedra di Levante
INGRESSO
ORARI
dal martedì alla domenica
13.00 - 19.00
chiuso il lunedì
 
 
 
MASSAGRANDE, SCENE D'UNGHERIA

Passeggio tanto nei campi ungheresi, proprio per capire cosa significhi l’immancabile esclamazione da parte di mia moglie che tornando nella sua terra dice ogni volta: “Ma non vedi che qui il verde è diverso? È verde ungherese. Il cielo poi…” Certo che lo vedo, ma capirlo, e poi riportarlo sulla tela, è un’altra storia. Divido il mio lavoro tra lo studio padovano e quello di Hajòs in Ungheria. Sono sedici anni che faccio queste lunghe passeggiate solitarie nella pianura ungherese, nelle città ,nella puszta, lungo il lago, nei campi, col sole, con la neve, quando c’è nebbia, un po’ come facevo da ragazzo per capire il paesaggio veneto. Camminando, penso e pian piano capisco. Per capire il paesaggio ungherese devi avere dei ricordi che ti leghino a quella terra, devi conoscere l’alfabeto segreto di quel paesaggio per poterlo leggere e poi citarlo, altrimenti si comporta come con tutti – bello, disteso, maestoso – ma non ti fa vedere il suo blu o verde, quelli sinceri. Gli alberi a volte sono blu. Magari per cinque minuti, per uno strano gioco di luce lo sono davvero. Ma se non hai il ricordo di un pomeriggio passato con Kati Nèni, una anziana pittrice ungherese in una piccola casa nella pianura, che ti dica con la gioia vera del condividere le cose che sono da sapere, forse non te ne accorgeresti mai. Se guardando quel paesaggio sbuca la sagoma di una casa bassa tagliata dalla luce gialla-bianca-ocra-azzurra , appunto, ungherese, se non sapessi che entrandoci sicuramente troverei qualcuno che custodisce geneticamente la grande cultura magiara, la interpreterei diversamente. Invece mi è capitato di vedere nella casupola da pastore la fotografia di un grande poeta magiaro. Alla domanda “come mai?”, la risposta era: perché sapeva dire meglio di me come mi sento quando ho veramente caldo…


Mentre dipingo l’Ungheria ho caldo, freddo, cambio umore, e sono io.


Dico sono io, perché ho sempre dipinto il mondo attorno a me. Tutto ciò che posso toccare, annusare, respirare, spostare o mettere in tasca, in testa, nel cuore. Non sono mai stato tentato di dipingere temi lontani dai miei sensi, perché solo così posso esprimere che nel mondo è tutto collegato: le luci, gli odori, i tempi. Ho bisogno di sentire prima di dipingere la neve il suo rumore sordo sotto i piedi, di portarla attaccata alle scarpe in casa e dopo, vederla sciogliersi sul pavimento che diventa di un lucido diverso. Lo faccio istintivamente fin da bambino. Osservo il mondo attorno a me , lo metto nel cassetto di uno dei miei sensi e dopo lo ritrovo in un quadro. La terra ungherese, nella sua apparentemente immutata pianura, è in costante cambiamento anche decine di volte al giorno. Cambiano i colori, gli odori, le strutture. L’architettura del paesaggio magiaro è data dal cielo che domina quello stesso paesaggio come non ho visto in nessuna altra parte del mondo. Anche quando non lo guardi. Senza quel cielo, quelle nubi, quell’infinita gamma di sfumature che si riescono a vedere in una sola giornata, i colori sottostanti del resto del paesaggio avrebbero meno senso pittoricamente. Senza quel peso di cielo, non ti accorgeresti di un fenomeno incredibile che mio figlio mi ha fatto notare un giorno d’estate dicendo: guarda, babbo, le erbe non osano a muoversi…

Ho imparato da lui, in quel momento, cosa mi affascinava così tanto da anni e che volevo si sentisse sulla tela: davanti al paesaggio ungherese non ci si sente piccoli come davanti a un monte, non ci si sente soli come nel deserto, non ti ingoia come un canyon o una cascata . Non osi muoverti. Non per paura. È l’immobilità dei momenti felici.

Matteo Massagrande

 

MATTEO MASAGRANDE
Padova, 1959


Nato a Padova nel 1959, Massagrande è pittore e incisore, un profondo conoscitore della storia dell’arte antica e contemporanea. Si interessa allo studio di antiche tecniche di pittura, di incisione e all’arte del restauro. Frequenti sono i suoi viaggi in Europa e nel mondo, pretesti, spesso, per sviluppare cicli pittorici e grandi composizioni.


Ha iniziato a esporre nel 1973 partecipando a mostra collettive e a concorsi, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Città di Pordenone 1980, il Premio Rizzoli per la grafica 1982, il Premio Burano di pittura 1986; ottiene il Premio Under 35 alla Terza Biennale d’Arte Sacra di Venezia 1987. Tra le mostre personali in sede pubbliche, nel 1992 quella presso la Fondazione Ghirardi a Villa Contarini, Piazzola sul Brenta con catalogo a cura di Giorgio Segato; nel 1995 a Palazzo Crepadona di Belluno Opere 1974-1994 con catalogo a cura di Paolo Rizzi, e nel 1996 a Palazzo Sarcinelli, Conegliano, Opere 1986-1996, con catalogo a cura di Marco Goldin edito da Electa. Nel 1995 il Museo Civico di Padova dedica una mostra antologica presso l’oratorio di San Rocco, Incisioni 1974-1994, con catalogo a cura di Giorgio Segato. Nel 1997 a Casa dei Carraresi, Treviso, Opere su carta, con catalogo a cura di Marco Goldin edito da Marsilio. Nel 1997 Civiche Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea, Ferrara, catalogo a cura di Franceso Loperfido edito da Corbo Editore. Nel 1998 con catalogo edito da Electa con testi di Enzo Siciliano, a cura di Marco Goldin Incisioni 1974-1998 Casa dei Carraresi, Treviso. Nel 1999 Museo delle Mura di Borgotaro.


Ha all’attivo oltre cento personali in Italia e all’estero. Le sue opere si trovano in numerosi musei, chiese, collezioni pubbliche e private. Nell’inverno 2007 si è tenuta la personale presso la Galleria Stefano Forni Fènyben con catalogo a cura di Silvia Forni. Negli ultimi due anni ha esposto a Verona, Bologna Legnano, Brunico Grosseto, Barcellona. Su richiesta della Pontificia della Basilica del Santo di Padova ha eseguito il dipinto Maria, Madre dei giovani per il Sermig Arsenale della Pace di Torino. Su incarico dell’Ente Nazionale Francesco Petrarca ha eseguito il ritratto di “Laura”.


Vive a Padova e divide la sua attività tra lo studio a Padova e quello di Hajòs (Ungheria).