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DAL PAESAGGIO AL TERRITORIO L’ARTE INTERPRETA I LUOGHI

Opere del Novecento dalle collezioni Intesa Sanpaolo
17 dicembre 2011 - 26 febbraio 2012

SEDE ESPOSITIVA
Museo di Santa Chiara
Corso Verdi 18, Gorizia
INGRESSO
Intero 8,00 Euro
Ridotto 5,00 Euro
ORARI
dal martedì alla domenica
dalle ore 10.00 alle 19.00
INFORMAZIONI
tel. 0481 55 07 44 / 0481 38 32 87
urp@comune.gorizia.it
www.comune.gorizia.it
VISITE GUIDATE
sabato, domenica e festivi
alle ore 17.00 su prenotazione: info@musaeus.it
tel. 348 25 60 991
 
DAL PAESAGGIO AL TERRITORIO - L’ARTE INTERPRETA I LUOGHI

La mostra affronta il tema del "paesaggio" e della sua evoluzione, non solo nell’ambito dell’arte figurativa, attraverso alcuni capolavori delle prestigiose collezioni di Intesa Sanpaolo.


L’argomento è considerato sotto molteplici aspetti, dalla pittura direttamente ispirata ai luoghi, nei paesaggi dei maestri della prima metà del Novecento, alle riprese naturalistiche nell’arte della seconda metà del Novecento, attraverso la pittura degli anni Cinquanta-Sessanta maturata nel clima dell’informale, per giungere alle esplorazioni attuate da artisti degli anni Settanta-Novanta, che pongono al loro centro non più il fascino del paesaggio come soggetto di contemplazione, ma l’analisi del "territorio" come ambito di azione. "Paesaggio" e "territorio" sono i due termini complementari di un dialogo che l’arte ha svolto non solo mediante la rappresentazione, ma anche attraverso il confronto e lo studio dei luoghi, in relazione alle diverse sfumature di significato che essi hanno in una prospettiva interdisciplinare.


La mostra è ripartita in tre sezioni, che seguono un percorso cronologico e tematico.


Nella prima vengono considerate le forme di rappresentazione del paesaggio nella pittura della prima metà del Novecento e nelle sue propaggini, con opere che vanno dal divisionismo di autori "minori", come Ramponi e Manganelli, alle attenzioni per il paesaggio italiano come luogo di manifestazione di identità locali e nazionali, negli autori dell’area del Novecento Italiano, come Tosi, Bucci, Carrà, Sironi, Soffici, e singolari attenzioni per ambienti specifici, la Torino di Casorati e Menzio, la Roma di Mafai, il mondo veneto di Moggioli, Semeghini, Guidi, fino alle rappresentazioni "metafisiche" di Zanini o alle evocazioni di Calderara e Music.


Nella seconda sezione sono prese in considerazione le nuove forme di "naturalismo" e di rapporto con evocazioni paesaggistiche nell’arte degli anni Cinquanta-inizio Sessanta. In quest’area, dove trovano manifestazione concreta le posizioni teoriche esposte in quegli anni da Lionello Venturi e da Francesco Arcangeli, si segnalano le opere di autori come Birolli, Santomaso, Morlotti, Moreni, Afro, tutte legate al ricordo o alla presenza di un motivo naturalistico, ma inclinate verso una libera espressione del colore e della forma, come avviene anche presso altri esponenti della variegata stagione dell’Informale.


In questa sezione sono considerate anche le posizioni individuali di Baj, con il suo paesaggio "nucleare", o di Tancredi, per il suo eccentrico "naturalismo". A cerniera con il periodo successivo sono le posizioni di una nuova "oggettività" di stampo pop, con Schifano, e, in un certo senso, con Novelli e Cavaliere, nonché l’identificazione con un particolare aspetto della sicilianità in un’opera visionaria, più che realistica, di Guttuso.


Completano la mostra, nella terza e ultima sezione di cui essa è composta, le opere pittoriche, scultoree e fotografiche eseguite dalla fine degli anni Sessanta da autori che hanno affinità con il clima dell’Arte povera, come Gilardi, Penone e Fabro, o che indagano e rappresentano la sensibilità contemporanea nei confronti del rapporto fra natura e artificio, fra la dimensione personale e collettiva della qualificazione dell’ambiente, nelle realizzazioni di Vaccari, Patella, La Pietra, tutte registrazioni di interventi ambientali, o nelle riflessioni sul senso della pittura di paesaggio, nelle opere di Mondino, Arienti, Ciracì, fino alle indagini sul luogo nella sua qualità topografica o interrogativa, con i lavori di Vitone, Pietroiusti, Ballo Charmet. Accanto alle riflessioni storico-critiche sulle quali la mostra si fonda, sviluppate in catalogo dal curatore, Francesco Tedeschi, il taglio proposto offre l’opportunità di considerare, con l’ausilio delle opere presentate, i mutamenti culturali nel considerare il "paesaggio" o il "territorio", non più quale luogo da contemplare, ma come modello di confronto di un’operatività concreta, che rispecchia un’analisi di tipo critico.


Da qui, la possibilità di proporre una riflessione sulla necessità di adeguare gli strumenti diretti all’osservazione e alla tutela dei valori culturali e paesaggistici, che costituiscono il bene più prezioso per il nostro Paese.