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IL COLORE E I PROFILI DEL MONDO, MASSIMO DANIELIS

1 marzo - 7 aprile 2013

SEDE ESPOSITIVA
Villa Manin di Passariano, Barchessa di Levante
INGRESSO
 
ORARI
dal 1 marzo al 7 aprile:
Da lunedì a venerdì ore 9.00 - 18.00
sabato, domenica e festivi ore 9.00 - 19.00
UFFICIO STAMPA
ULTERIORI INFO
 
 
IL COLORE E I PROFILI DEL MONDO, MASSIMO DANIELIS

Alla pittura di Massimo Danielis potrebbero essere applicate le considerazioni con le quali Tullio Pericoli ha definito le opere di Klee nell’inserto culturale del Sole 24 Ore di domenica 28 ottobre 2012: Queste opere – scrive Pericoli -  "mi apparivano come dei multistrati, una pellicola sull’altra, che nascondevano la superficie viva e vergine su cui era stato appoggiato il primo segno. Volevo capire il perché di così tanti strati e come mai le sue opere, semplici disegni o acquerelli od olii, appaiono affiorare sulla superficie, quasi tracciati dall’interno, quindi mai superficiali".


Anche i dipinti di Danielis sono composti di diversi strati di colore stesi a pennello e a spatola, sui quali l‘artista intervene con una punta metallica così da far affiorare in superficie parti delle tessitura cromatiche interne. Quadri, dunque, come organismi vivi, articolati, complessi che fanno di scarti, divergenze, compenetrazioni un complesso armonico.
Sull’orma di Klee, Danielis abolisce la forma quale fatto plastico, sovrappone i colori che balenano uno nell’altro come fossero reduci da sotterranee esplorazioni provocando "indicibili suggestioni".
L’arte – egli sembra dire con il maestro elvetico - "non mostra il visibile, ma lo rende visibile "..."


"...Gli stessi Paesaggi di Klee non sono rappresentazioni descrittive di un paesaggio reale, ma "idee della grande creazione" e del suo respiro, che producono un cosmo di elementi di forma astratta. L’arte, secondo la sua concezione, non riproduce cose visibili, essa diviene metafora di situazioni date dalla nostra visione del mondo.
L’astratto-informale - che è la categoria in cui la pittura di Danielis va fatta rientrare - esprime quel’esigenza di un nuovo e più diretto rapporto con il reale, al di fuori di ogni aprioristico condizionamento strutturale; significa apertura della forma di fronte al dato fenomenico ed esistenziale, superando l’intento rappresentativo per un’indagine diretta sulla materia scrutata nella sua organicità, registrata negli impulsi e nelle sollecitazioni provenienti dagli strati più profondi dell’essere.
Anche nelle opere di Danielis nelle quali affiora con maggiore evidenza la traccia figurativa prevale sulla "narrazione" della realtà visibile il trattamento libero degli elementi formali, dei pigmenti, dei segni, attraverso i quali penetrare nel contenuto essenziale della natura..."


"...Accomunano le sue opere la gabbia architettonica del disegno e il clima quasi metafisico, accompagnati da suggestioni di ampia estensione, di un allargarsi  infinito dello spazio..."


"...E’ il linguaggio dei segni e delle cromie a dare forma ai contenuti essenziali della natura, allontanandosi sempre di più dalle apparenze. Si compongono di conseguenza quelle trame vibranti di griglie, reticoli, tessellati, tarsie, ragnatele, scacchiere come tastiere magiche, sfiorando le quali l’occhio intravede chiazze sontuose, sembianze di pietre dure amalgamate in ritmi rossi, verdi, gialli, bianchi percorsi da sinuose tracce lineari, resti di mosaici remoti, fantasie infantili radicate nell’inconscio..."


  "...Con la sua pittura Danielis compie un atto di purezza. Negli amalgami essenziali di tratti e di colori par di intravedere immagini guidate "dalla mano fragile in un angelo", emergono elementi di un complesso sistema decorativo di cui resta ignota la chiave di lettura, misteriose apparizioni si tramutano in caleidoscopi mossi da arcani "suoni di timpani".
Il loro significato si trova  in un punto indefinito, tra i resti di cose viste chissà quando e chissà dove, delle quali la scrittura tenta di tramandare le orme dissolte. Le opere di Danielis hanno consistenza polifonica. Esse cercano di tradurre visivamente la musica."...


"... Il pittore si abbandona a variazioni continue, quasi in un canto orfico, che prende corpo soprattutto quando i fantasmi si levano dalla realtà e prendono a governare la vita.
In alcuni esiti di paesaggil’osservatore si trova di fronte a una ricerca soft, ricca per effusione materica di forme indistinte che non si assumono la responsabilità di venire a galla su tessiture rossastre-teracotta o arancione, formicolanti d’ombre confuse, smarrite in nebbie soffici e corpose.
In altre composizioni forme elementari curvilinee vibrano, palpitano in velami di calmi ribollimenti, Su lievi tessuti cromatici la visione si fa largo attraverso piccole macerie dolci e instabili di segni eleganti. Rettangoli contengono altri rettangoli avvampanti di rossi incandescenti dai quali, come da  specchiere magiche, si effonde una vitalità arcana.
Parvenze lemuree prendono una consistenza fisionomica più risentita, seppur ideale, nelle 73 acqueforti color seppia raffiguranti alcuni imperatori dell’antica Roma. Come squarciando i sipari dei secoli affiorano le teste, fra gli altri, di Augusto e di Tiberio, di Claudio e di Nerone, di Galba, Vespasiano,Tito, Domiziano Nerva, Traiano, Romolo Augusto.
Grumi sfatti, ombre che circondano l’osservatore come il popolo dell’Ade omerico si assiepava intorno all’errabondo Ulisse.
 

Licio Damiani